La cioccolata, fondente e al latte, al cinema
Sab, 07/01/2012 - 18:28 » Federico@CartaG...
La cioccolata nel cinema ha un ruolo importante e basta ricordare qualche titolo per capire quanto il delizioso dolce importato dalle Americhe sia il protagonista di storie raccontate da vari registi.
Nel 2000 Claude Chabrol presenta alla 57’ Mostra del Cinema di Venezia “Grazie per la cioccolata”, ritratto amarissimo di una famiglia in crisi, ancora prima – nel 1975 – Mel Stuart con Gene Wilder racconta le mirabolanti avventure di “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” poi ripresa nel 2005 in "La fabbrica di cioccolato" da quel genio di Tim Burton che, con effetti speciali incredibili e raffinati – con Jhonny Depp – recupera la storia del meraviglioso pasticcere protagonista del romanzo di Roadl Dahl. In entrambi i casi il film è talmente spettacolare da lasciare sul palato la sensazione di aver assaporato i migliori cioccolati del mondo.
E’ sempre Depp il protagonista, insieme alla raffinata quanto inquieta Juliette Binoche, di “Chocolat” di Lasse Hallstrom, altro film che racconta storie di pregiudizio, integrazione e magia dal sapore amaro come solo il miglior cioccolato fondente sa fare.
Tocca poi parlare della fortunata commedia italiana “Lezioni di cioccolato”, giunta addirittura al secondo capitolo, con il bel Luca Argentero e la bella Violante Placido che grazie al talento di Hassani Shapi – è l’unico vero attore degno di nota del film di Claudio Cupellini e poi di Alessio Maria Federici – si trasforma in una piacevole commedia dal risvolto sociale.
Alla lista si aggiunge “Emotivi anonimi”, la commedia di Jean-Pierra Améris, nei cinema da fine dicembre 2011, che racconta la storia di Jean-René e Angélique.
Il primo è il direttore di una fabbrica di cioccolatini prossima al fallimento, la seconda una cioccolataia di gran talento. Le due vite si intrecciano, si mescolano come il cioccolato con le nocciole, come lo zucchero con il latte ma il vero trait de union che li accomuna è che sono due persone tanto timide ed insicure da essere, in pratica, due disadattati.
Il film qualche risata la strappa pure grazie al gioco di equivoci e alle situazioni paradossali che i due sono costretti a vivere, ignari dell’altrui timidezza, ma nulla più.
Il lieto fine è scontato quanto un Kinder.
Il retrogusto amaro del cioccolato, in questa commediola, lascia solo l’amaro in bocca.
Federico Borzelli
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