Bad Brains allo Sherwood Festival!
Lun, 19/07/2010 - 17:00 » Federico@CartaG...
Grazie alla newsletter di Carta Giovani, nelle ultime settimane, sono stati messi in palio tanti biglietti per assistere a concerti e festival.
Il biglietto per il concerto dei Bad Brains è stato aggiudicato a Giorgia D., socia di Ponzano Veneto (in provincia di Treviso) che è andata a sentire il gruppo americano che ha suonato allo Sherwood Festival e, poi, ci ha inviato la recensione che noi pubblichiamo.
Ricordiamo a tutti i soci che sono ancora in palio, nelle prossime newsletter, tanti altri biglietti e ci teniamo a segnalare che ce ne sono 10 per il dj set che i Chemical Brothers terranno l’8 agosto al Day Off Music Festival (Lecce).
LA RECENSIONE DEL CONCERTO DEI BAD BRAINS SCRITTA DA GIORGIA.
Carta Giovani ci regala il concerto dei Bad Brains allo Sherwood Festival, un grande appuntamento con la storia dell’HC americano.
Andare a un concerto dei Bad Brains vuol dire capire le origini di gruppi come Beastie Boys, Rage Against The Machine e Red Hot Chili Peppers, per citarne alcuni.
L’unicità della band, formatasi nel ’77 a Washington DC, sta tutta nel paradosso: fusion e hardcore, hardcore e reggae, reggae e heavy metal.
Sfido chiunque a trovare un altro gruppo con un curriculum così schizofrenico in quanto a generi sperimentati e fatti convivere in una discografia lunga 8 dischi.
Il concerto rispecchia la natura ibrida del percorso musicale dei Bad Brains.
Alle 22 e 30 circa il pubblico è tutto ammassato sotto il main stage e la temperatura è bollente quando H.R. e colleghi escono dal backstage ed esordiscono (forse non a caso) con un pezzo dub-reggae.
Beat ipnotico appoggiato su linee morbide di basso e un rullante ultrasecco.
La voce di H.R. si eleva stridula eppure sinuosa su un pubblico diviso a metà tra gioia, incredulità, delusione e curiosità.
La gioia è dei fanatici dei Bad Brains e di chi li conosce magari poco ma sa apprezzarne l’indubbia abilità.
Delusi i seguaci duri della vena esclusivamente hardcore del gruppo: braccia incrociate e un chiacchiericcio maldicente, oppure il silenzio.
La curiosità, innegabilmente, è di tutti i presenti.
Sulle ultime note del pezzo, H.R. (nascosto sotto un telo bianco per l’intera durata del concerto) saluta e ringrazia il suo pubblico, poi la scaletta riprende incessante.
Pezzi reggae si alternano ad altri decisamente HC o Heavy metal: tra questi ultimi, “Attitude”, “Banned in D.C.” e “Re-ignition” suscitano il delirio del pubblico delle prime file che poga e fa crowd surfing.
Sulle note di “I and I survive” l’emozione è leggibile davvero sul volto di tutti i presenti: è forse il picco d’intensità più alto del concerto.
Sereno e pacato H.R., voce del gruppo, afferma che per restare lontani dai guai bisogna abbandonare la violenza.
E regolarmente, tra un brano e l’altro, scandisce molte volte “Peace and love” e “I love you” rivolto al suo pubblico.
Resta certo il fatto che un concerto così sarà difficile da dimenticare.
E’ raro trovare così in forma gruppi come i Bad Brains, che hanno saputo influenzare la metà della musica che si suona nelle sala prove di tutto il mondo.
E quello allo Sherwood è stato un gran concerto (unica data italiana del tour): a questo punto, non ci resta che ringraziarli di essere arrivati fin qui e soprattutto di non averci deluso.
La redazione di Carta Giovani ringrazia Giorgia per l'ottima recensione e ricorda a tutti i soci che sono siamo aperti a collaborazioni perchè il sito è anche vostro.
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