jpeggy | the art of shooting over IP
Gio, 10/12/2009 - 12:07 » cartagiovani
jpeggy non è un concorso ma l’elaborazione di un nuovo concetto di comunicazione e condivisione di progetti fotografici. In cui la fotografia è vista come materia base dell’espressione artistica contemporanea.
La mostra standard la conosciamo tutti: c’è un curatore, un tema, vengono scelti alcuni fotografi, questi danno le stampe. Le stampe vengono esposte in uno spazio fisico, se si è fortunati c’è il budget per un catalogo.
Fine del progetto.
In questo caso, il tutto è sperimentale: si lavora su un formato inusuale, c’è pur sempre un tema. Ma il gruppo dei curatori è eterogeneo. E c’è Telecom Italia con Amaci (l’associazione musei d’arte contemporanea italiani) che supportano il progetto.
Un progetto dove curatori/selezionatori e fotografi accettano di mettersi in gioco, di provare a verificare alcune ipotesi non in termini astratti ma usando il progetto come terreno di prova empirica (con tutto quello che ciò comporta).
Il messaggio è “the medium is the message”.
Il lavoro di ricerca fotografica è pensato per una fruizione avanzata, con interfacce di visualizzazione molteplici.
E nuova è la modalità di comunicazione delle proprie ricerche che non è flickr, non è un blog, né un sistema “chiuso” ma un sistema misto, strano, a tratti sorprendente.
Le istruzioni d’uso sono semplici:
Gli “autori” rispondono all’invito postando un’immagine nella pagina Flickr dedicata al progetto.
I curatori periodicamente selezionano le immagini che passano da Flickr a jpeggy ed entrano a far parte della “cloud”, una nuvola di immagini che funziona come interfaccia principale di fruizione/comunicazione.
Ogni settimana un curatore seleziona dalla cloud un’immagine che va a comporre il portfolio dei cinquantadue autori dell’anno, cui è dedicato un blog di approfondimento.
flickr > cloud > blog
È una struttura portante abbastanza inaspettata (in genere i sistemi Flickr e blog sono aperti, mentre le cloud sono di tipo “chiuso”, a jpeggy si mescolano le due modalità).
Sulla base dei contenuti caricati sulla pagina “cloud”, il gruppo dei curatori non sceglie il più bravo; più semplicemente, sceglie quel lavoro che aiuta a definire meglio la ricerca/progetto complessiva. Quel lavoro che se scelto dà molta più energia e forza all’intero progetto.
Alla fine?
Se tutti quanti sono stati bravi e intelligenti (fotografi, curatori…) con jpeggy avremo inventato una modalità di comunicare il lavoro fotografico che prima non esisteva.
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